mavugliola masseria

La Chiesa di Sant’Antonio e l’annesso convento furono eretti sul finire del XV secolo dai Frati Osservanti sotto “la protezione di Santa Maria delle Grazie” come si legge sul cartiglio ritrovato nel cortiletto attiguo alla sacrestia che indica anche l’anno di costruzione “SUB TUTELA S. MARIAE GRATIARUM A FUND. ERECTUS A.D. 1497”.

Di fronte al convento, nello spazio attualmente appartenente alla Villa Comunale, i Frati crearono anche un cimitero ed essi stessi si occuparono della sepoltura dei defunti. Fu la cittadinanza martinese a meglio identificare il Convento con il nome della località in cui era sorto: Santo Stefano, quella a cui si accedeva attraversando l’omonimo arco che costituiva il principale accesso all’aggregato urbano.

Ricevuta l’autorizzazione papale, il nome rimase tale fino alla fine del XIX secolo, dopodiché la Chiesa venne ufficialmente dedicata al Santo Antonio da Padova.

Sia la Chiesa che l’annesso Convento subirono nel corso del tempo profonde alterazioni, la stessa facciata della Chiesa venne completamente rifatta nel 1835 in stile neoclassico, mentre il campanile che si erge sulla sinistra della facciata è stato di recente ristrutturato restituendone l’originaria bellezza e semplicità.

L’interno della chiesa a tre navate presenta due file di possenti di colonne in pietra con archi a sesto acuto, decorate da capitelli di foglie di acanto e teste di leoni in stile tardo-gotico perfettamente conservate allo stato di origine. Tra il XVIII e XIX secolo lo spazio interno subì l’ampliamento della navata di sinistra, facendo perdere la simmetria volumetrica tipica delle chiese medievali.

Alla prima metà del XVIII secolo appartengono gli affreschi del chiostro che ritraggono scene della Vita di San Francesco d’Assisi, i santi patroni della città San Martino e Santa Comasia, e Sant’Antonio da Padova che nel 1531 venne anch’egli nominato Santo patrono per i fatti leggendari accaduti durante l’assedio dei Cappelletti.

Ai tempi di Carlo V il Regno di Napoli era rivendicato dalla corona francese che aveva assoldato per lo scopo temibili soldati mercenari di origine balcanica, detti Cappelletti. Questi dopo il saccheggio di Monopoli e Noci si diressero verso Martina e, intenzionati ad espugnare la città, si stanziarono nel Convento issando il loro vessillo di sfida sul campanile della Chiesa.

La cittadinanza martinese rimase chiusa all’interno della mura cercando di respingere gli attacchi dei Cappelletti gettando dall’alto sassi, tizzoni ardenti e olio bollente. Dopo diversi giorni di assedio, quando il popolo era ormai stremato, l’arciprete Don Bernardo Angelini, invocò l’aiuto del santo patrono riponendo le chiavi delle porte della città nelle mani della statua di san Martino, collocata sull’altare maggiore della chiesa di San Martino.

La leggenda narra che miracolosamente sulle mura della città comparve una numerosa cavalleria con armi e vesti bianche incitata da un ardito comandante: era San Martino, accorso per salvare la sua città, seguito da Sant’Antonio da Padova. Era il 16 giugno 1529: i Cappelletti terrorizzati scapparono via e Martina fu salva. In ricordo di questo miracolo sull’arco di Santo Stefano venne collocata la statua di San Martino e Sant’Antonio venne acclamato come terzo Santo Patrono della Città.

La Chiesa di Sant’Antonio e l’annesso Convento