Il Carnevale a Martina: dai tempi del Duca Petracone V alla maschera di Martənùccə dei giorni nostri

Martenucce, maschera di Martina Franca
mavugliola masseria

Giovedì dopo giovedì il Carnevale scandisce le settimane dell’inverno: c’è quello dei monaci, dei preti, dei vedovi, dei cornuti e, infine il più atteso, quello dei pazzi, preludio dei balordi e dei festeggiamenti conclusivi del Martedì Grasso che quest’anno cade il 5 di Marzo.

Il Carnevale a Martina Franca nel XVII e XVIII Secolo

Andando indietro nel tempo all’epoca dei duchi della Martina di fine 1600, pare che fu il celebre Petracone V Caracciolo a dare impulso alle celebrazioni del Carnevale martinese. Così racconta  l’Arciprete Isidoro Chirulli, storico del paese e testimone di quel tempo: il Duca Petracone V, in carica dal 1655 al 1704 ed artefice dell’avvio dei lavori di edificazione del sontuoso Palazzo Ducale, aveva  una vera e propria passione per il Carnevale. Egli stesso si travestiva per l’occasione ed amava girovagare per le strade di Martina seguito da uno stuolo di gentiluomini anch’essi mascherati a cui si aggregavano festanti gli abitanti del paese, i contadini e i pastori giunti dalla campagna per partecipare ai giochi collettivi di piazza, ai balli e alle feste organizzate.

La prima vera e propria sfilata in maschera, il primo carro mascherato, fece la sua apparizione nelle strade di Martina un secolo più tardi, e precisamente nell’anno 1760. Era guidato da Francesco III Caracciolo, futuro duca di Martina dal 1771 al 1794, mascherato da ùssaro ed attorniato da alcuni musicanti, anch’essi mascherati, che suonavano e cantavano acclamati dai martinesi festanti che ne attendevano il passaggio.

XIX Secolo

Nell’Ottocento e fino agli inizi del 1900 la tradizione del Carnevale si consolidò ulteriormente e coinvolse le piazze del centro come anche le contrade della campagna. Le famiglie agiate organizzavano le feste in maschera nei propri palazzi a cui potevano accedere solo gli invitati e  chi fosse accompagnato da un Ambasciatore, cioè una persona conosciuta dalla famiglia che si faceva garante degli amici mascherati che portava al suo seguito, che erano soliti introdursi senza invito nelle feste private passando da un palazzo all’altro. 

Si festeggiava anche negli jόsere, i locali al piano terreno abitati dal ceto più popolare e nelle contrade di campagna, dove contadini e massari, vivevano più teatralmente lo spirito carnevalesco: si ballava nei grandi ambienti delle masserie al ritmo di chitarre battenti, tamburelli, castagnette, cupa-cupa e triccaballacche, tutti strumenti costruiti artigianalmente per ritmare le  danze saltate, che al tempo erano bandite nelle alte sfere della società perchè ritenute poco raffinate. Pizzica-pizzeche  e tarantelle facilitavano gli ammiccamenti alle fanciulle normalmente segregate in casa e dedite ai servizi domestici. A tarda sera la festa si concludeva con  a cόntradànzẹ o quadriglia, guidata da un méste de ballẹ, ossia un maestro da sala che si esprimeva con un dialetto francesizzato.

Ma era il Martedì Grasso il giorno più atteso dal popolo di campagna che era solito inscenare un vero e proprio funerale in onore di Carnevale. U mammόcce  d’ Carnièle  fatto di paglia e vestito di tutto punto con  l’immancabile panciotto era portato in processione  per le strade di campagna seguito da uno stuolo di gente afflitta, che seguiva il finto feretro in una divertente messinscena. Un finto medico cercava di rianimare il povero Carnevale fino ad eseguire un intervento chirurgico allo stomaco del fantoccio da cui estraeva una pignatta piena di polpette, salumi e altre cibarie. La festa si concludeva dando fuoco al fantoccio tra urla e schiamazzi.

La maschera di Martənuccə

In tempi recenti il rito del Carnevale se pur ridimensionato nelle usanze ispirate alla tradizione religiosa, persiste  con le sue atmosfere di festa, burlone ed  oltraggiose, in cui tutto, o quasi, è concesso. Il nome, che deriva da Carnem levare, ossia da “togliere la carne”,  si riferisce all’astinenza nel periodo della Quaresima dal mangiare carne per quaranta giorni dal Mercoledì delle Ceneri che segue il Martedì Grasso fino alla Pasqua, tradizione cristiana quasi del tutto scomparsa ai nostri giorni.

Martenucce

Ma è proprio nel nostro tempo che prende vita la maschera di Carnevale di Martina Franca: Martənùccə, opera dell’ Associazione Culturale TerraMartinae del Castrum Vetus e disegnata da  Piero Angelini.  La maschera di Martənùccə rievoca le gesta del Santo Martino di Tours, Patrono di Martina Franca, vestito del mantello rosso, che taglia per donarne metà ad un poverello infreddolito, con tanto di  spadone da guerriero e sul petto, il giglio, stemma degli Angioini, fondatori del Casale di Martina nel XIV secolo. ll capo è coperto da un elmo con le lunghe corna dei bovini della razza nostrana a sottolineare che il Santo patrono è anche il protettore dei cornuti.

Anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo Martənùccə sfilerà accompagnato da Francesco III Caracciolo e sua madre Isabella D’Avalos e da una nutrito seguito di dame e cavalieri in abiti settecenteschi rievocando proprio la prima sfilata del Carnevale martinese del 1760: la passeggiata mascherata si snoderà tra i vicoli del paese partendo dal Palazzo ducale. Appuntamento quindi  Domenica 3 marzo alle 10.30

ref. Il Carnevale a Martina Franca alla corte ducale e non solo, Passaturi.it