Valle d’Itria da scoprire: L’eremo di San Biagio ad Ostuni

Il Santuario di San Biagio risale al XII secolo d.C. Vi si accede seguendo un sentiero dal panorama suggestivo che sovrasta la spianata degli ulivi secolari a cui fa da cornice l’azzurro del mare.

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Le celle dei romiti (foto: Passaturi.it)

Il sito, protetto da una ripida parete rocciosa e arroccato su su una gravina ricca di vegetazione spontanea e cespugliosa, è stato un piccolo romitorio che risale al XII secolo. Come testimoniano antiche pergamene, fu abitato da monaci greco orientali, forse basiliani,  che dal vescovado di Ostuni avevano ottenuto terre e pascoli per il sostentamento. Probabilmente furono loro ad affrescare l’ambiente rupestre. Nel sito è presente, oltre a due pozzi scavati nella roccia per la raccolta dell’acqua piovanea, anche una grande fovea utilizzata per la conservazione di cibi.

san biagio, ostuni
La chiesa di S. Biagio (foto: Passaturi.it)

Nella suggestiva chiesetta addossata alla parete rocciosa è custodita la Statua di San Biagio,
realizzata nel 1780 da Giuseppe Greco, scultore di Ostuni. La facciata della Chiesa presenta una modesta facciata con una bifora in asse con la porta d’ingresso e un campaniletto a vela sul lato sinistro.

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Grotta di San Biagio, Ostuni
Grotta di San Biagio – Foto di Giuseppe Altavilla e Vito Amico

L’ambiente rupestre e selvaggio intorno alla chiesa riserva un’altra meraviglia naturale, la Grotta di San Biagio,    un’enorme grave a cui si accede da un ingresso verticale L’ambiente sotterraneo è lungo 100 metri e in alcuni tratti è largo 80 metri, con spettacolari stalattiti e stalagmiti.

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San Biagio

Biagio nacque a  Sebaste in Armenia (Asia Minore) tra il III e il IV secolo, fu medico, guaritore e vescovo cattolico, decapitato per non aver abiurato la fede cristiana. San Biagio è il protettore dei mali che colpisono la gola,  perntanto patrono anche degli otorinolaringoiatri. Si racconta che uno dei miracoli del Santo fu il salvataggio di un bambino che stava morendo soffocato dopo aver ingerito una lisca di pesce che si era fermata in gola.