passaggi segreti Martina Franca
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Il centro abitato di Martina Franca anticamente era protetto da una cinta muraria interrotta da quattro porte di ingresso che venivano chiuse al crepuscolo per proteggere gli abitanti dalle minacce esterne.

Le porte di accesso, risalenti al XIV-XV secolo e sormontate da solidi archi a tutto sesto sobri ed eleganti, sono tuttora ben conservate, sebbene degli antichi portoni in legno massiccio non vi sia più traccia. Sono però ancora visibili i cardini superiori realizzati in pietra che alloggiavano gli assi verticali dei portoni.

Quattro sono gli ingressi principali al centro storico di Martina Franca: La Porta di S. Stefano, considerata la porta principale, La Porta di S. Nicola, che si affaccia sul lato ovest e denominata anche Porta di S. Francesco in onore della omonima Chiesa ubicata di fronte all’arco, la Porta di S.Pietro che prende il nome dalla vicina Chiesa di S. Pietro dei Greci meglio conosciuta come Porta Stracciata e la Porta di Santa Maria o porta del Carmine.

Queste le porte principali … ma potevano i martinesi trascurare l’esigenza dei propri concittadini “tiratardi”? Ebbene no, i nostri avi avevano pensato anche a non impedire l’ingresso al centro abitato a chi attardandosi nei campi avrebbe sforato l’ultimo orario ufficiale di accesso al nucleo urbano. Pertanto realizzarono due accessi secondari, due passaggi segreti che in caso di minaccia esterna sarebbero stati comunque facilmente controllabili date le loro geometrie che scongiuravano eventuali assalti compiuti da più persone. Si tratta dell’accesso da via Posterla e di un curioso passaggio denominato U’nghien sc’nn (letteralmente Il Saliscendi).

Il passaggio di Via Posterla consente infatti l’accesso ad una sola persona per volta, un tipico accorgimento dell’architettura difensiva diffuso nei castelli medievali oltre che nelle cinte murarie. Nella parte superiore della strettola è ancora visibile una sporgenza cava che poteva essere utilizzata per versare olio bollente al fine di impedire l’ingresso a malintenzionati e saccheggiatori.

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U ‘nghien sc’nn, il saliscendi, invece è un accorgimento ancor più singolare trattandosi di un originale percorso che costringeva a salire e scendere le ripide scale protette da archi bassi che impedivano di poter trasportare oggetti voluminosi all’interno del borgo considerati una potenziale minaccia. Il sali-scendi è ubicato sul lato sinistro dello slargo denominato Suòtt a lem (letteralmente in basso, alle lamie) per via delle costruzioni con tetto “a lamia” realizzate più in basso del livello stradale.

Il luogo è suggestivo e rievoca quella che poteva essere la vita dei nostri avi ai tempi nelle contese tra la dominazione spagnola e le rivendicazioni della corona francese. I borghi del sud infatti furono spesso vittime di assedi e violenti saccheggi compiuti da parte di soldati mercenari senza scrupoli, e lo fu anche Martina che riuscì a respingere gli attacchi dei temibili “Cappelletti” nei fatti risalenti al XVI secolo.